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GIORNATA CALASANZIANA

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GIORNATA CALASANZIANA PREGHIERA PER LE VOCAZIONI

GIUBILEO CALASANZIANO

400 ANNI DALLA FONDAZIONE

4 marzo 2017  – Santa Messa con ex alunni e docenti

di Zelinda Aprile

 

In quasi 400 anni centinaia e centinaia di volti hanno varcato ogni giorno la soglia della Scuola dei Padri scolopi. E dietro ogni volto una storia, un carattere, un’attitudine.

Ogni tanto capita di incontrare quei volti nelle foto custodite in qualche cassetto dei ricordi. Foto austere in bianco e nero di giovani in divisa scura che sfilano per le vie della città, foto dai colori ormai sbiaditi di solenni scolaresche disposte su due file con il professore su un lato, foto più vivide e recenti di un giorno di gita con ragazzi che giocano e scherzano.

Ma sono sempre gli stessi occhi. Che poi sono gli occhi inconfondibili dei giovani di ogni tempo, pieni di futuro, di speranze, di sogni da realizzare e di fretta di vivere.

C’è una data incisa nel marmo sulla porta dei Padri Scolopi: 1628. Fa un certo effetto pensare che per secoli questo luogo è stato il palcoscenico dove si sono incrociate le vite di una moltitudine di persone accomunate dal progetto educativo, dall’intuizione di un uomo semplice, San Giuseppe Calasanzio, che cioè ogni essere umano, indipendentemente dalla sua provenienza, merita di essere preso per mano e guidato alla scoperta di se stesso.

Il Calasanzio ha attuato con la semplicità e l’autenticità delle persone vere, strategie e pratiche educative, riuscendo veramente nell’intento di formare i giovani, più di quanto probabilmente riusciamo a fare noi oggi che pure disponiamo di un patrimonio di conoscenze specialistiche di ogni tipo.

Forse la lezione che può ancora darci il Calasanzio è, allora, proprio quella di continuare ad avere quell’attenzione particolare per la formazione integrale dei giovani che, in vario modo, ci vengono affidati. Anche se la società oggi pone molti limiti e spesso ci chiede solo di istruire e meno di formare, dobbiamo insistere lo stesso.

Se siamo intimamente calasanziani e abbiamo sperimentato sulla nostra pelle la validità di un modo di educare che consiste sostanzialmente nel farsi carico degli altri, dobbiamo avere il coraggio di attuare quel messaggio anche andando controcorrente.

Del resto il Calasanzio stesso è stato espressione di anticonformismo subendo perfino l’umiliazione di essere portato fino in carcere in catene con l’accusa di aver sovvertito l’ordine sociale istruendo i figli del popolo.

Il fatto che la scuola del Calasanzio oggi non esista più qui a Campi è certo una grande perdita, ma non significa che tutto sia finito. Il fatto che la data reciti 1628 non deve scoraggiarci o farci nostalgicamente pensare al passato remoto del Calasanzio di una volta. Al contrario, quella data 1628 dovrebbe riempirci di orgoglio, motivarci a credere ancora ad un progetto che può assumere forme nuove, che ha dimostrato il suo valore resistendo nel tempo. Quante delle nostre riforme e strategie educative di oggi  vivranno così a lungo?

Accettiamo senza paura che i tempi cambino, che le cose evolvano: una volta c’era un abisso tra docenti e studenti, oggi quelle distanze tra giovani e adulti si sono accorciate; forse è difficile ma non è impossibile trovare linguaggi nuovi per recuperare valori antichi come “la pietà e le lettere” tanto cari al Calasanzio e trasmetterli ancora oggi.

Noi qui ci siamo sentiti a casa e solo a casa ci si sente liberi di essere se stessi. Qui nessuno è ricordato per il ruolo che ha avuto ma per la persona che è stata, dai collaboratori ai segretari, ai docenti, agli alunni.

L’esempio di tantissimi Padri Scolopi che hanno vissuto un periodo della loro vita qui a Campi e hanno fuso la loro giovinezza, la loro maturità e anche la loro vecchiaia, con la giovinezza, la maturità, la vecchiaia di tante generazioni di Campi e non  solo, è qualcosa che ha segnato la storia di questo popolo. Lo leggi negli occhi delle persone che ancora luccicano di nostalgia al solo sentire un nome: P. Mangiapelo, P. Macelletti, P. Ciotta, P. Buonsanti, P. De Marco, P. Migliore e tanti altri. Quei nomi portano con sé una trama di racconti, di vicende, di episodi curiosi, seri, profondi che hanno segnato la vita di quelle persone.

E’ stata questa la grandezza del progetto educativo che abbiamo condiviso: aver creato un contesto non asettico, non insapore o incolore ma, al contrario, pieno di sapori e di profumi di quelli che ti restano per sempre nella memoria e ti fanno assaporare la vita, pieno di colori perché ognuno è una sfumatura diversa e non ce ne sono due uguali.

Tanti oggi non ci sono più, tanti ragazzi molto giovani sono usciti dolorosamente di scena: eppure non ci si è dimenticati mai di nessuno di loro. Basta pensarli per vederli rivivere ancora lì, con lo zaino in spalla a percorrere quei corridoi, o mentre scendono frettolosamente le scale o dietro quei banchi con quel sorriso stampato sulla faccia  e questo perché ad ognuno di loro il Calasanzio ha permesso di lasciare un segno indelebile di sé, della loro personalità, ha permesso di non essere solo un numero ma, appunto quella sfumatura di colore che rende poi questa vita, lunga o breve che sia, terribilmente piena, dolorosa, affascinante, vera.

FOTO:

                                                                                                                                                         

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